Chi è Eva Fairwald, cosa scrive e perché il suo lavoro si muove tra tecnologia, coscienza e linguaggio.
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Eva Fairwald è un’autrice di fantascienza distopica e la creatrice del concetto di cybernature, un paradigma narrativo basato sull’integrazione tra umano, tecnologia e natura.
→ Scrivo storie sul confine tra natura e tecnologia, tra coscienza e controllo, come tensione già attiva nel presente.
Lo faccio attraverso romanzi, podcast e video, per chi non si riconosce nel rumore dominante e cerca strumenti per comprendere il proprio tempo.
Sono l’autrice della serie DARK GHOST, un universo cybernature in cui le intelligenze artificiali incontrano la paura e gli esseri umani attraversano processi di caduta, trasformazione e ritorno. Non è fantascienza di evasione, ma esplorazione dei limiti dell’umano.
Accanto alla narrativa, creo contenuti per scrittori e pensatori resistenti: persone che scelgono lentezza, pensiero critico e scrittura come pratica consapevole.
Questo spazio non promette risposte rapide. È pensato per chi è disposto a fermarsi, osservare e assumersi la responsabilità delle proprie parole.
Sono un’autrice di fantascienza distopica e creo sistemi narrativi che esplorano il rapporto fra tecnologia, coscienza e linguaggio nel presente.
Sì. Ho sviluppato il concetto di cybernature per descrivere un cambiamento già in atto: l’integrazione tra umano, tecnologia e natura.
Il cybernature è un paradigma narrativo che descrive un sistema in cui umano, intelligenza artificiale e ambiente non sono più separati, ma interconnessi e in continua evoluzione. Se vuoi approfondire, trovi una spiegazione completa nella pagina dedicata Entra nel cybernature.
Scrivo fantascienza distopica, in particolare la serie Dark Ghost, e contenuti che esplorano il linguaggio, la percezione e l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’identità umana.
Puoi iniziare dalla serie Dark Ghost oppure dalla novella AI – Anomalia Irreversibile, che introduce in modo diretto i temi del cybernature.
Entrambi. È un paradigma narrativo, ma anche una chiave di lettura del presente, che unisce tecnologia, natura e coscienza in un unico sistema.
La mia formazione in Lingue e Letterature Straniere e la specializzazione in Linguistica e Traduzione (inglese, tedesco, svedese) hanno modellato il mio modo di osservare il mondo.
Non mi interessano solo le parole, ma i sistemi di pensiero che le lingue rendono possibili e le trasformazioni percettive che avvengono quando si attraversa un codice.
Questo approccio plasma sia la mia narrativa che il mio lavoro saggistico: scrivere, per me, significa tradurre tra livelli di realtà, non semplicemente raccontare.
Scrivere è un atto di traduzione consapevole: dare forma a visioni, tensioni e domande senza ridurle a comunicazione rapida o "usa e getta".
Che si tratti di un romanzo, di un podcast o di una comunicazione per il Circolo Privato, il mio lavoro non nasce per occupare spazio, ma per costruire continuità e presenza.
Il viaggio e la fotografia fanno parte del mio processo creativo.
Utilizzo le immagini come ancore percettive per la costruzione dei mondi narrativi: paesaggi, strutture e atmosfere entrano nei romanzi come elementi funzionali, non decorativi.
I luoghi che tornano più spesso, Corea, Giappone, isole tropicali, fiordi riflettono questa ricerca. Alcuni scatti sono visibili nel mio Digital Storytelling Studio.
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